LA "CHIANCA"

“Voglio vedere le pietre gialle, tutta quella luce che ti toglie il respiro.
La mia città, la città di Lecce”.
(“Mine Vaganti”, di Ferzan Ozpetek)

La città di Lecce è divenuta celebre grazie al Barocco e alla pietra leccese, tanto da garantirle l’appellativo di Firenze del Sud. L’architettura di questa terra, ed in particolare alcuni dei monumenti più importanti, tra cui la Basilica di Santa Croce e il Duomo di Lecce, sono caratterizzati da elementi realizzati in pietra leccese, frutto della manualità e creatività degli artigiani locali.

La pietra leccese è una roccia calcarea modellabile, morbida al taglio e allo scalpello, che assume una colorazione che va dal bianco al giallo paglierino. Essa presenta una composizione tendenzialmente omogenea e la presenza di sostanze argillose le permette di essere modellata persino manualmente.

Conosciuta nel dialetto salentino come “leccisu”, la pietra leccese viene estratta da cave a cielo aperto in blocchi del formato tradizionale di 25x35x50; i conci estratti vengono, poi,  segati su un bancale semiautomatico con più lame parallele oscillanti dal quale si ottengono circa cinque o sei lastre del formato 50x35 cm. La lastra ricavata viene denominata “chianca”, da cui derivano altri termini come “chiancatu” con il quale si indica il pavimento rivestito con lastre di pietra leccese.

La chianca costituisce, ad oggi, il primate indiscusso delle terrazze del leccese, utilizzata per il rivestimento dei tetti piani delle costruzioni salentine.

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