"POOL AND STONE"

Tra i materiali da costruzione di particolare versatilità presenti sul mercato, capaci di essere impiegati sia per rivestire sia per pavimentare, spiccano le arenarie salentine, ed in particolare la nota pietra leccese.

Un esempio del suo utilizzo riguarda le pavimentazioni per piscine che si presentano come un’ottima alternativa rispetto ai soliti pavimenti tradizionali.

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CLASSIFICAZIONE DEI MATERIALI SALENTINI

La conformazione del sottosuolo della Puglia, in particolare delle zone del basso Salento, ha dato origine a tre tipi di materiali utilizzati nell’edilizia ed, in particolare:
- I calcari compatti;
- I tufi calcarei (cosiddetto tufo pugliese)
- I tufi (tufo e pietra leccese).
Questi ultimi sono facilmente lavorabili e si adattano alla squadratura in conci regolari con superficie piana.

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L'ORIGINE DELLE VOLTE LECCESI

Pietra leccese e carparo sono i tipici materiali utilizzati per le volte salentine che, proprio per la loro malleabilità, sono molto apprezzati in campo edilizio ed architettonico. Entrambi di origine calcarea e quindi più teneri e facili da lavorare rispetto alla consueta pietra di roccia dura rinvenibile in natura.

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LA BASILICA DI SANTA CROCE: EMBLEMA DEL BAROCCO LECCESE

Lo stile seicentesco del Barocco, di origine spagnola, si è “salentinizzato” grazie all’incontro con la friabile pietra leccese che, per la sua duttilità e facile lavorazione ha permesso la nascita di vere e proprie scuole di scultori locali, abili nel lavorare questo tipo di roccia per dar vita ad edifici e monumenti, riuscendo a tramutarla, altresì, in fregi, capitelli, pinnacoli e rosoni che decorano molti dei palazzi e delle chiese di Lecce tra questi, ad esempio, il palazzo dei Celestini, il Duomo, le chiese di Santa Chiara e di Santa Croce.

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CLASSIFICAZIONE E METODI DI RESTAURO DELLA PIETRA LECCESE

La formazione geologica della pietra leccese, un tempo definita come “il marmo dei poveri”, risale al periodo Miocene, tra 24 e 5 milioni di anni fa; a tale formazione i cavatori locali hanno attribuito diversi nomi: “pietra gentile o leccisu” se si presenta a grana fine o omogenea, “saponara” se friabile e biancastra, “bastarda” se è eterogenea, “pirumafu” quando presenta grana omogenea verde-grigiastra e “mazzara” se invece è grossolana.

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