FURNI E PAGGHIARE

Le maestose costruzioni trulliformi che punteggiano il paesaggio salentino sono tra le più sacre testimonianze della civiltà contadina. Isolate o in coppia, di forma conica o quadrata, la tecnica costruttiva a secco si è tramandata di padre in figlio, senza avvertire mai il fascino degli stili. Le costruzioni a secco (dette furni o pagghiàre) rappresentano l'ultima fase dell'evoluzione della capanna preistorica.

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LA CULTURA DELLA PIETRA LECCESE

La scelta dei materiali impiegati nella costruzione e decorazione delle chiese barocche del Salento sembra non essere casuale. Pietre, legnami e colori andrebbero esaminati singolarmente, così da rileggerne l’impiego alla luce di quella che potremmo definire una teologia dei materiali o, meglio ancora, un’antropologia teologica degli stessi. Questi infatti possiedono una silenziosa eloquenza, che stimola ad andare ben oltre la materialità.

Ascanio Grandi (1567-1647), il più celebre poeta manierista di Terra d’Otranto, celebrò la pietra leccese nel suo poema epico I fasti sacri.

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FRANTOI IPOGEI IN PIETRA LECCESE

Sono tantissimi gli itinerari suggestivi che è possibile visitare durante una vacanza nel Salento, tuttavia, una cosa da vedere assolutamente sono i suoi tradizionali frantoi ipogei in pietra leccese, chiamati in gergo salentino "trappeti".

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FRANTOI IPOGEI NEL SALENTO

Il frantoio ipogeo o trappeto ipogeo nel Salento è il testimone nascosto di una millenaria civiltà.

Civiltà drammatica, spietata, di uomini e bestie asserviti ad una fatica estenuante, parimenti insopportabile agli uni ed alle altre, eppure assolutamente necessaria per far sgorgare, alla fine di lunghi processi di lavorazione, l’oro liquido dell’economia salentina.

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